Un teatro delle meraviglie. Intervista a Luca Marinelli
20 gennaio 2026
di Angela Consagra
La cosmicomica vita di Q: che tipo di esistenza è quella che viene raccontata sul palcoscenico? Lo spazio e il tempo, così importanti nel teatro, che valore assumono?
Il protagonista dei racconti di Calvino si chiama Qfwfq. Q è un personaggio senza tempo, che ha assistito a tutto: dai tempi del Big Bang sino ad oggi. La storia che noi vogliamo raccontare si svolge durante l’ultima notte del pianeta Terra, per come noi lo conosciamo. Il nostro Qfwfq è un essere umano che ha dimenticato ogni cosa, perché, in quanto uomo, ha perduto la memoria del mondo: la forma umana tende a dimenticare, è incline all’oblio. In una città, durante la notte di Capodanno, un gruppo di persone — suoi amici da sempre, dai tempi del punto, prima del grande botto — è alla sua ricerca per risvegliarlo da questo torpore e salvare con lui la memoria del mondo. Il pubblico seguirà Q nel suo viaggio notturno lungo l’ultima notte di Capodanno della Terra, passando attraverso strade affollate e ricordi lunari.
È stato difficile trasformare la forma del racconto nella forma del teatro?
È stato un lavoro molto impegnativo, ma altrettanto stimolante, sia per l’alto livello letterario dell’opera di Calvino, sia per la complessità di trasformare questo linguaggio in parola e azione scenica. Il mondo calviniano è meravigliosamente letterario e agisce in un immaginario ricchissimo, brillante e profondamente umano. Approcciando Le Cosmicomiche siamo partiti proprio da lì: da questo profondo senso di libertà e di gioco che questo meraviglioso testo ci ha ispirato.
"IL MONDO ESISTEVA PRIMA DELL'UOMO ED ESISTERÀ DOPO,
E L'UOMO È SOLO UN'OCCASIONE
CHE IL MONDO HA
PER ORGANIZZARE ALCUNE INFORMAZIONI
SU SE STESSO"
Italo Calvino
Che cosa l’affascina della scrittura di Calvino? La lingua di Calvino ha già in sé dei caratteri teatrali?
Nel mio rapporto con gli studi, Calvino è stato un lampo di ispirazione, capace di accendere in me, magneticamente, un interesse nuovo, magari mai provato fino a quel momento. Ricordo viva la sensazione del primo giorno in cui lessi La distanza della Luna: nella mia testa era già un teatro delle meraviglie.
Ha detto di cercare sulla scena il realismo magico: come si arriva a questo tipo di emozione?
Essendo onesti. Provandoci. E rimanendo aderenti a ciò che si sta facendo, cercando di divertirsi ogni giorno, viaggiando attraverso questa esperienza magnifica, circondato da persone che ammiro e amo.
Questo spettacolo è, più che mai, il risultato di un lavoro comunitario: quei particolari momenti che precedono l’ingresso sul palcoscenico — l’attore dalle quinte fa un passo, entra in scena e diventa un altro — come si vivono? La presenza della compagnia aiuta a sconfiggere, per esempio, la consuetudine o la tensione?
Trovo che sia una gioia, per me, poter condividere il palcoscenico e tutta la creazione dello spettacolo con un gruppo di artiste e artisti a cui sono profondamente grato per l’impegno e l’amore che hanno messo nel progetto e verso di me. Quindi, sì: senza di loro non avrei mai cominciato questo viaggio. E non metterei piede, domani, sul palcoscenico.
“Il pubblico è la ragione per cui facciamo tutto questo: è il volto che abbiamo davanti per dare un’identità al concetto di condivisione”
Luca Marinelli
Infine, che cos’è il pubblico? E che cos’è il teatro? Una sua definizione.
Il pubblico è la ragione per cui facciamo tutto questo: è il volto che abbiamo davanti per dare un’identità al concetto di condivisione. E il teatro è il luogo sacro dove questo scambio avviene.