Un sentimento nobile. Intervista a Elio
26 febbraio 2026
di Angela Consagra
Parlando dello spettacolo La rivalutazione della tristezza ha detto che, più che uno spettacolo, si tratta di un esperimento.
In scena, insieme al Maestro Alberto Tafuri, – pianista, intellettuale e, pochi sanno, grandissimo maestro di tristezza – noi cercheremo di portare il pubblico al più alto grado di tristezza possibile. Ma senza provocare danni… Quando ci accorgiamo che si sta per superare quel certo limite, siamo pronti a proporre delle cose allegre per abbassare il grado di tristezza. Abbiamo deciso di raccontare questo sentimento così nobile, perché nessuno oggi si preoccupa più della tristezza; invece, è qualcosa di molto importante: la tristezza va capita, accettata e assolutamente non denigrata o maltrattata. Soprattutto, conoscendo la tristezza, non sottovalutandola, si può imparare anche a sfruttare questo stato d’animo a proprio vantaggio e a considerarla come una manifestazione alla quale è possibile ricondurre qualsiasi altro sentimento, qualsiasi pensiero umano. La tristezza è un’emozione che oggi non va più di moda: è il sentimento più evitato del nostro tempo, perché viviamo in un’epoca veloce, nell’era dei social che ci bombardano di immagini facendoci diventare, per certi versi, sempre più insensibili. Però, ecco che la bellezza della musica, se mantiene intatta la sua potenza, tocca le corde della nostra anima e ci commuove. La tristezza è parte della vita ed è preziosa quanto il suo opposto. Occorre restituire alla tristezza la sua dignità più autentica.
“Nessuno oggi si preoccupa più della tristezza, ma la tristezza va capita e accettata”
Elio
Elio e le Storie Tese nel brano Tristezza già cantavano “Non commettere l’errore di denigrare la tristezza”: in che modo può essere rivalutata?
La rivalutazione della tristezza invita ad ascoltare insieme della musica di qualità. Ormai siamo abituati a sentire un sottofondo continuo intorno a noi, nei luoghi pubblici vengono diffuse musiche bassissime: non si capisce neanche cosa si sta ascoltando. Per scoprirlo io e Alberto Tafuri abbiamo usato Shazam: si tratta di musiche finte, fatte da app che copiano vari schemi di jazz o altro. Per me lo spettacolo è un nuovo gioco fatto per ridere, la scusa per interpretare canzoni bellissime che non avrei mai avuto modo, altrimenti, di proporre. Un viaggio tra musica, letteratura e nonsense; il filo che unisce tutto è la scelta della grande musica, da Kurt Weil/Brecht ai Beach Boys. Ho sempre amato Kurt Weil per l’Opera da tre soldi e la sua Ballata del magnaccia non poteva mancare. I Beach Boys erano snobbati dalla critica anni Settanta perché venivano considerati una band commerciale, ma le loro canzoni sono dei gioielli. Abbiamo inserito anche la Pappa al pomodoro cantata da Rita Pavone con la musica di Nino Rota, brani di Rossini, di Renato Carosone o di Domenico Modugno.
Prima di questo spettacolo è stato in scena con Quando un musicista ride dedicato a Enzo Jannacci: risata e tristezza sono, alla fine, comunque legate?
Probabilmente è stato proprio lui, con tutto il suo lavoro, a darmi l’idea di questa nuova avventura. Tra le canzoni che ho ascoltato più tristi della mia vita ci sono certamente quelle di Jannacci… Enzo Jannacci era un maestro di allegria e di tristezza, un artista capace di essere profondamente comico e commovente allo stesso tempo. Questa è una caratteristica che gli ho sempre tanto invidiato: io, al contrario, non sono così bravo a interpretare pezzi più tristi.
Quale particolare sentimento o istinto ha guidato le scelte della sua carriera?
La mia carriera è stata costellata da esperimenti… Elio e le Storie Tese è un grande esperimento: ancora lo stiamo vivendo, non sappiamo se è andato definitivamente bene o male, però ha comunque prodotto degli effetti e dei risultati fin dal primo giorno… La nostra avventura è simile a quella di certi scienziati che sperimentano dei procedimenti inafferrabili: tutto alla fine gli esplode in faccia perché non è possibile controllarne il risultato. Siamo sempre andati sul palco con lo stesso approccio emotivo dettato dall’imprevedibilità, ci proponiamo al pubblico preservando il senso dell’attesa e dell’improvvisazione. Quando abbiamo iniziato a cantare insieme ci è capitato di suonare in mille luoghi diversi e ci siamo dati da fare, pensando intensamente a come convincere il pubblico: sta a te, artista, conquistarlo e non viceversa: non sono gli spettatori a non capirti se non gli piaci, ma è tua la colpa perché significa che non hai inventato niente degno di attenzione. Come hanno fatto, per esempio, Verdi o i compositori suoi simili nella loro epoca: per creare veramente qualcosa è necessario fare scandalo. È così che si diventa rivoluzionari.