Vai al contenuto principale

Stringersi in una comunità. Intervista a Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua, Andrea Macaluso

28 aprile 2026

di Angela Consagra

Chi sono gli Straordinari a cui fa riferimento il titolo dello spettacolo?


Gioia Salvatori
: Di questo titolo siamo particolarmente fieri, perché ha una doppia valenza: da un lato richiama gli straordinari del lavoro, visto che lo spettacolo nasce all’interno di una stagione dedicata molto al tema del lavoro; dall’altro indica la “straordinarietà”, quindi ciò che è fuori dall’ordinario. Questa stranezza riguarda sia lo spazio dell’ambientazione – una terrazza riadattata in spiaggia – sia le vite dei personaggi, i rapporti che nascono tra di loro: si tratta di tre lavoratori precari. In particolare, io interpreto un’insegnante alle prese con l’ennesimo concorso, un personaggio segnato dalla stanchezza e dalla burocrazia che soffoca il lavoro educativo. È il tema dei lavori “di vocazione”, spesso poco pagati o dati per scontati, e vale per insegnanti, sanitari, artisti. Riccardo Goretti è un uomo estremamente segnato dal fatto di avere licenziato 400 persone via mail; Simona Senzacqua è una figura contemporanea: rappresenta il fenomeno di quei lavoratori che cambiano continuamente impiego, profondamente disillusi dalla possibilità di riuscire a fare carriera. Lasciare volontariamente il lavoro sembra una scelta, ma spesso è l’unica opzione possibile. Anche il manifesto dello spettacolo – in cui si raffigurano una zebra e un ombrellone – richiamano proprio questa dimensione della stranezza: la zebra è simile geneticamente al cavallo ma è a strisce, resta indomabile e, dunque, mantiene la sua straordinarietà. Inoltre, durante la settimana di Ferragosto e sotto il sole cocente, i personaggi da questa terrazza vedono strani animali che gli passano davanti, senza sapere se siano reali o immaginati. Sono animali straordinari in una città deserta e alienante. E l’estate stessa, tra tutte le stagioni, è un momento straordinario dell’anno.

 

Riccardo Goretti: Credo che nello spettacolo conti il “balletto” dei rapporti umani, le varie insofferenze che si sviluppano. I tre protagonisti condividono uno spazio soffocante di un’estate calda: una finta spiaggia costruita sul tetto del condominio perché non possono permettersi una vera vacanza. Sono tre condomini, non parenti o amici, in un luogo stretto e claustrofobico, con una difficoltà ad andare d’accordo. Questa situazione si sposa con uno dei temi base dello spettacolo: la problematicità economica e lavorativa sta provocando sempre più frustrazione e sempre più solitudine. La depressione è figlia di un contesto ingiusto che opprime. Quando le cose vanno così, in maniera faticosa, la gente tende a pensare a sé stessa. Il mio personaggio vive un profondo disagio dal punto di vista morale: ha dovuto premere invio su una mail che ha licenziato 400 persone.  Non è tuttavia uno spettacolo di impegno civile, in cui i temi sono trattati in maniera analitica: tutto è affrontato da un punto di vista umano, gli argomenti si recepiscono scivolando all’interno dei discorsi dei personaggi.

Simona Senzacqua: Il mio personaggio è una donna che, per tutta la vita, fa dei lavori diversi per non restare prigioniera di una carriera in cui un aumento di stipendio arriverà mai. Analizza le dinamiche del lavoro contemporaneo e denuncia un sistema che, alla fine, è destinato comunque a intrappolare tutti: perfino lei, alla fine, ne è vittima, anche se cerca di sfuggirgli. Tutti e tre i personaggi parlano e tirano fuori i problemi che attualmente si stanno vivendo nel lavoro: il fatto, per esempio, che con uno stipendio sei comunque povero e non arrivi alla fine del mese, mentre prima, appunto, ci facevi le vacanze, arrivavi alla pensione, etc…

 

 

StraordinariFoto Manuela Giusto

 

 

Che alchimia si crea in scena tra gli attori?

 

Andrea Macaluso: È molto stimolante lavorare con artisti straordinari, citando sempre il titolo: attori che sono anche autori. La sfida è di riuscire a creare un universo che contenga in sé tutti i punti di vista possibili: la parola, l’immagine, la messinscena dei rapporti. Il processo creativo è costantemente aperto su più fronti. Io ho cercato di mettermi in ascolto di un immaginario, di una sensibilità che sento molto vicina e che mi piace: dall’inizio alla fine dello spettacolo la scrittura alterna un registro poetico e un registro comico, uno sguardo profondo e uno sguardo divertito su queste tematiche. La situazione è surreale, totalmente antirealistica, ma allo stesso tempo esprime una grande concretezza: la spiaggetta su questo terrazzo condominiale diventa immediatamente l’immagine di un soffocamento e di un’insoddisfazione generale rispetto alla vita. Scenicamente abbiamo lavorato proprio su questo punto: l’insofferenza allo spazio e nei rapporti, rispetto a una condizione in cui tanti possono ritrovarsi.

E il teatro che ruolo assume in questo discorso legato alle difficoltà sociali? Il sottotitolo dello spettacolo è molto teatrale: La cantata per la fine del mese

 

Riccardo Goretti: Il teatro serve a far sentire meno soli. Da spettatore e da attore, grazie al teatro puoi scoprire che quello che si sta raccontando in scena non lo vivi solo tu, ma tocca anche gli altri.

 

Gioia Salvatori: Per quanto riguarda il sottotitolo dello spettacolo, il precedente è illustre: ci piaceva l’idea di citare il grande Maestro Eduardo De Filippo… Il teatro è ancora un atto collettivo; si fa soltanto in presenza, dal vivo, e per questo motivo è una forma di espressione piena di rischi. Come nel coro: si agisce sempre insieme, altrimenti stiamo parlando di un solista. Ma anche quando stai in scena da solo, non lo sei mai davvero: ci sono i tecnici, tutto il mondo dietro le quinte che ti accompagna durante lo spettacolo. Il teatro utilizza lo strumento dello stupore, della meraviglia, sentimenti che nel nostro presente si conoscono sempre meno perché presuppongono che rallenti il ritmo, mettendoti in ascolto. E noi puntiamo sulla via della sospensione dell’incredulità.

 

Andrea Macaluso: Questo è anche un tema - stringersi in una comunità - interno allo spettacolo: i personaggi si ritrovano nello stesso luogo in un tempo dedicato generalmente alle ferie, cercando di evitare di rimanere soli davanti a un condizionatore. Provano a trovare una via per costruire un’esperienza comune, finta se vogliamo, ma almeno tentano di unirsi e di condividere fisicamente un’esperienza. Proprio come accade nel teatro.

 

Simona Senzacqua: Noi speriamo che il pubblico si diverta a guardare lo spettacolo e si senta complice. Sicuramente Straordinari non cambierà il mondo del lavoro né farà una rivoluzione, però il desiderio è di accendere una luce, con una veste poetica, su certe questioni che entrano nella vita di tutti.