Sempre in movimento. Intervista a Umberto Orsini
18 novembre 2025
di Angela Consagra
Che cosa racconta lo spettacolo Prima del Temporale del grande attore Umberto Orsini?
Tante cose, anche quelle più marginali della mia vita. La vicenda è ambientata in inverno, l’attore sta in camerino e l’assistente sarta gli chiede: “Ma è già qui?”, a cui lui risponde. “Certo, l’albergo è freddo, conosco il teatro, sapevo che aveva i camerini caldi e sono venuto qui”. È il ritratto di un attore giovane da vecchio, perché lo spettacolo presenta due anime: quella mia attuale e quella del ricordo, che fatalmente è giovane. Prima del Temporale è una cavalcata nei ricordi e, al di là della carriera di attore, ci sono anche storie e aneddoti nascosti della mia esistenza, gli amori e le amicizie, che il pubblico non conosce bene e che spesso mi chiede di raccontare. Alcuni anni fa avevo già scritto un’autobiografia sul mio percorso di artista, con il libro Sold out, ma il testo di questo spettacolo è invece frutto di una elaborazione abbastanza lunga tra me e il regista Massimo Popolizio. Si tratta di una pièce, e scrivere una pièce per il teatro non è qualcosa di semplice, perché bisogna riuscire a creare un’alchimia tra gli aspetti divertenti e quelli più commoventi, tra i fatti davvero significativi e quelli puramente informativi. Non è così sorprendente che un attore riesca anche a scrivere delle opere, soprattutto un attore della mia età, che in settant’anni ha letto innumerevoli commedie, sia in lingua originale che tradotte. A volte, mi è addirittura capitato di correggere certe parole tradotte: insomma, la scrittura è la materia sulla quale io mi sono formato, allo stesso modo in cui il panettiere, per esempio, si forma con la farina e l’acqua. In Prima del Temporale ciò che conta davvero è il corpo dell’attore, il corpo che si manifesta sul palcoscenico senza infingimenti e senza travestimenti. Portare la mia età in scena è la scommessa più interessante di questo spettacolo. In realtà, in maniera gioiosa e non triste, si parla soprattutto dei fantasmi del passato, delle persone che hanno avuto importanza per me, sfiorandole con il ricordo. Nello spettacolo faccio una considerazione personale, e la faccio con leggerezza: sono nel mio camerino – uno dei mille camerini dei mille teatri che ho conosciuto nella mia vita – aspettando il momento di entrare in scena per recitare nel Temporale di August Strindberg e penso di essere un sopravvissuto. Se per miracolo, infatti, tutte le persone che ho amato e che sono ormai scomparse si affollassero in questo camerino, tutte sarebbero comunque più giovani di me: Luchino Visconti, Luca Ronconi, Rossella Falk, Giuseppe Patroni Griffi, solo per citarne alcuni…

“Quello che conta davvero è il corpo dell’attore, il corpo che si manifesta sul palcoscenico senza infingimenti e senza travestimenti”
Umberto Orsini
La memoria, che gioca un ruolo fondamentale tra i ricordi che emergono in Prima del Temporale, è qualcosa di imprescindibile per il mestiere dell’attore.
Sì, è il mio segreto per tenere allenata la memoria è essere stato sempre in movimento, anche in senso intellettuale. Nella mia vita – ripeto – ho letto molti testi, proprio uno dopo l’altro, e li leggevo in maniera diversa da un romanzo. Se ne leggi uno di filata in un pomeriggio, senza interruzioni, immaginando un possibile spettacolo, capisci se tiene l’arco di un racconto. Sono ossessionato dalla memoria, perché è importante per questo mestiere: se uno ha memoria, allora conosce bene le battute e veramente può cambiare l’interpretazione di un personaggio da un momento all’altro. Le parole vanno cavalcate: posso dirle forti, posso dirle piano, piangendo o ridendo. Ho la memoria e, quindi, posseggo il materiale per lavorare.
“Grazie alla memoria, veramente si può cambiare l’interpretazione di un personaggio da un momento all’altro. Le parole vanno cavalcate: posso dirle forti, posso dirle piano, piangendo o ridendo”
Umberto Orsini
E, proprio dal punto di vista dell’attore in scena, come si vive il rapporto con il pubblico durante uno spettacolo?
Durante uno spettacolo a me fa piacere sentire la partecipazione del pubblico attraverso il silenzio. Un attore capisce che tipo di energia suscita dalla platea ed il sentimento più forte che può arrivare dipende dall’attenzione di chi guarda e ascolta. Quando il pubblico entra in questo tipo di predisposizione e si mette in attenzione verso qualcosa che sta accadendo in scena, l’energia che si crea è unica. Le diverse relazioni dei personaggi che vengono rappresentati, come queste figure si muovono fra loro e gli avvenimenti che provocano: sono tutti aspetti estremamente interessanti, soprattutto quando riescono a catturare lo spettatore. Il teatro mette insieme varie unità sul palcoscenico, ognuna con il suo spazio, per suscitare dinamiche nuove all’interno di un testo. Del resto, la paura di affrontare il palcoscenico cresce con gli anni, andando avanti con questo mestiere non diminuisce e quindi per esorcizzarla io mi preparo molto: analizzo l’opera, studio, prendo tutte le informazioni sui personaggi e sulle situazioni che devono essere rappresentate. Importante è studiare la struttura: capire bene come sono scritte le battute, il modo in cui sono divise. Credo che un copione, tutto sommato, sia anche un fattore matematico.
