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Altri sguardi sul mondo. Intervista a Daniele Villa

12 novembre 2025

di Angela Consagra

DJ Show è una performance che mixa teatro e DJ set: in che modo è possibile riuscire a ottenere un’unione tra questi due mondi apparentemente così lontani? Come si concilia la musica da DJ set con il pensiero?

Il presupposto che sta alla base di DJ Show è, esattamente, quello di mettere in atto un esperimento: l'idea di avvicinare due situazioni apparentemente incompatibili costituisce lo stimolo per svolgere la nostra ricerca teatrale, drammaturgica e performativa. L’ipotesi messa in campo è proprio tentare di conciliare un momento più contemplativo e profondo, quel tempo dilatato e complesso che caratterizza ciascuna esperienza teatrale, con un momento epidermico, tribale e ludico, come è lo spazio del Dj set. Possono questi due mondi collassare in dei punti dello spazio-tempo comuni, in cui stiamo riuscendo a ballare come degli indemoniati e, nello stesso nanosecondo, a pensare come dei filosofi? Non abbiamo la risposta, ma la domanda ci permette di sviluppare questa performance DJ Show che, in qualche modo, nell’esperienza di ogni singolo spettatore e spettatrice genererà numeri di risposte variabili e imprevedibili.

 

 

“Il teatro, nella sua dimensione di esperienza dal vivo, rimane in assoluto l’arte più propulsiva, con il più alto potenziale trasformativo nella mente collettiva”

Daniele Villa

 

 

Far ballare un pubblico all’interno di una drammaturgia: è difficile rompere la famosa quarta parete? Il coinvolgimento diretto degli spettatori cosa regala?

Già da decenni l’intera civiltà – basta pensare, per esempio, all’arte visiva – ha capito che non esiste una vera parete che separa il pubblico dalla scena: la quarta parete, come artificio, può essere utilizzata nei modi più creativi e visionari. Per noi di Sotterraneo è importante stare non soltanto fuori dalla rappresentazione – osservando, quindi, un mondo altro al di là di una parete trasparente – ma muoverci continuamente su questo confine del rapporto diretto tra attori e pubblico, oscillare sempre tra la rappresentazione stessa e la presentazione, che attiene più alla performance. DJ Show porta questo ragionamento alle sue estreme conseguenze, perché il livello della rappresentazione non esiste proprio più. Proviamo a stare dentro a due piani di realtà differenti: uno è quello in cui si partecipa ballando per divertirsi e scatenarsi, mentre nell’altro si va a teatro per contemplare, nel senso di pensare e perdersi nelle visioni di un’esperienza estetica. Noi siamo convinti che entrambe queste condizioni culturali possono essere divertenti e, al tempo stessi, profonde ed epidermiche.

“Il teatro contemporaneo rappresenta per noi una forma di lotta e di cittadinanza, un valore da difendere con le unghie e con i denti”

Daniele Villa

 

 

Per una descrizione della vostra Compagnia si leggono le parole: “un collettivo di ricerca teatrale fra immaginario collettivo e pensiero filosofico”. Com’è cambiato, nel corso del tempo, Sotterraneo?

A noi interessa condurre una ricerca profonda, densa di riferimenti filosofici, antropologici e sociologici. È un percorso di studio che accompagna tutta la nostra traiettoria e tutte le nostre produzioni, perché siamo dei nerd, dei fanatici bibliomani che leggono continuamente, ma che portano questo studio legato alla complessità del male di vivere e del dolore del mondo dentro a delle trasfigurazioni teatrali, in una dimensione di piacere e di vitalità, che celebra l’incontro con il pubblico, sempre in maniera intensa, ritmata e accesa. Un gioco che, in quanto tale, può essere feroce e simulare la realtà del mondo in cui ci troviamo per indurre alla riflessione, però rimane comunque un gioco, nel senso di un esperimento condiviso con gli spettatori. Nel tempo il nostro intento è rimasto costante: sono cambiati i metodi, le forme e il linguaggio con cui arriviamo al risultato voluto, ma l’ossessione è sempre quella di parlare del mondo, delle sue storture e dei suoi orrori, con un taglio ironico e in una comunicazione diretta con il pubblico. Il teatro diventa allora un esercizio di cittadinanza proattivo, ludico e intelligente: in una parola vitale.

Foto Giorgio Meneghetti

Sotterraneo, in questa stagione teatrale, compie 20 anni: che cosa significa per voi? E la collaborazione con il Teatro della Toscana, da questo punto di vista, cosa aggiunge?

Si tratta oggettivamente di un traguardo, anche se non inteso come un punto a cui si voleva arrivare: nessuno di noi si è mai dato scadenze o obiettivi temporali. Siamo partiti da zero e ora, per noi, sono gli anni 20: in questo tempo iper-complesso e apocalittico in cui viviamo, essere attivi nel campo artistico, riuscendo a sopravvivere facendo ricerca e sperimentazione culturale, non è affatto scontato. Il teatro contemporaneo rappresenta per noi una forma di lotta e di cittadinanza, un valore da difendere con le unghie e con i denti. Ci piace festeggiare questo compleanno come un atto di resistenza al tempo in cui ci siamo trovati a lavorare. Il valore aggiunto con il Teatro della Toscana è enorme: i luoghi del Teatro della Toscana hanno per la città e per il Paese un valore simbolico e culturale inestimabile. I nostri vent’anni coincidono con l’inizio di una collaborazione che è il segnale di una necessità: c’è bisogno di mantenere altri sguardi sul mondo, in rapporto alla contemporaneità, all’impegno e all’analisi della realtà. Fare del teatro un luogo pubblico della comunità, delle cittadine e dei cittadini, costruendo convergenze progettuali che possano rafforzare la proposta teatrale sul nostro territorio.

 

 

“L’ossessione è sempre quella di parlare del mondo, delle sue storture e dei suoi orrori, con un taglio ironico e in una comunicazione diretta con il pubblico”

Daniele Villa

 

 

Il pubblico: che cos’è per voi? Una vostra definizione. 

Se possibile, ci sottraiamo alla domanda, nel senso che rifiutiamo l'idea che si possa dare una definizione del pubblico. Il pubblico è infinite cose, variabili a seconda delle più varie configurazioni: lo spettacolo che si sta facendo, lo spazio in cui ci si muove, il tipo di relazione che si stabilisce tra la platea e gli artisti. Tutto può cambiare continuamente e portare con sé livelli di senso diversi. E, ovviamente, senza il pubblico il teatro non ha senso: il teatro è tale perché c’è l’altro che ti osserva. In una società che media la grande maggioranza delle esperienze attraverso le tecnologie, il teatro, nella sua dimensione di esperienza dal vivo, rimane in assoluto l’arte più propulsiva, con il più altro potenziale trasformativo nella mente collettiva.