Sono gli anni 20 del nostro '900. Anni difficili di un dopo Grande Guerra saturo di promesse non mantenute, di progresso e di miseria, di slanci e di fallimenti, di lotte soffocate e speranza di nuovo.
Firenze è percorsa da tutte queste spinte e frenate insieme, città simbolo di più che d'un grande passato, capace di rappresentare le nuove idee, di cercare di superare quello che in molti settori soprattutto economici pareva un vero e proprio stallo, con le vecchie modalità produttive ormai in chiara crisi e la difficoltà di trovarne di nuove.
L'industria cinematografica vive in pieno questa impasse, con le pellicole straniere soprattutto americane che cominciano a saturare il mercato e fagocitano le produzioni nostrane ancora legate a cliché superati sia a livello produttivo che attoriale.
E anche qui, a Firenze all'inizio del decennio si sposa l'idea di abbandonare i drammi della buona società o le storielle comiche che non potevano reggere il confronto con i film d'oltreoceano e di sfruttare invece l'abbondanza delle vicende del nostro passato, i grandi personaggi della nostra storia.
Pellicole ambiziose che videro negli "studios" costruiti appositamente a Rifredi tra il 1920 e il 1921 l'inizio di un'attività produttiva che andò avanti, tra alti e bassi, grandi speranze e difficoltà d'ogni genere, fino al 1930.
Questo vuole raccontare Rifredi Premiata Ditta Cinema: dieci anni di attività, segnati da grandi ricostruzioni storiche scenografiche realizzate soprattutto grazie alla maestria degli artigiani fiorentini che in più di un'occasione ricostruiscono in studio la città medievale, e in cui reciteranno grandi attori italiani dell'epoca, registi e sceneggiatori affermati e sconosciuti per produzioni italiane e straniere, tra cui pellicole americane
con la partecipazione tra l'altro della diva del momento Lilian Gish.
Immagini su un grande schermo, spezzoni di film d'epoca, una narrazione serrata tra successi e fallimenti. In scena uno, due narratori, un apparato tecnico sobrio ed essenziale per una storia in gran parte sconosciuta.
Massimo Salvianti
UN CURRICULUM BREVE
È attivo dagli anni ’70 nelle compagnie di base del circuito toscano. Dal 1983 a oggi fondatore, animatore e soprattutto attore della compagnia Arca Azzurra Teatro con la quale allestisce e recita in più di 40 produzioni che toccano i teatri di tutto il territorio nazionale e partecipano a Festival europei prediligendo testi di drammaturgia contemporanea e riscritture di classici.
Collabora con il Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale di Pontedera, con Aldo Rostagno, e nel 1997 è in Danubio di Claudio Magris, regia di Giorgio Pressburger per il Mittelfest. Lavora con numerosi Attori, Autori e Registi tra i quali Ugo Chiti, per più di trent’anni dramaturg e regista della compagnia, e con Stefano Massini, Francesco Niccolini, Giuliana Lojodice, Leo Muscato, Amanda Sandrelli, Alessandro Benvenuti, Leo Gullotta, Dario Marconcini e molti altri.
Si dedica fin dai primi anni della carriera a produzione di teatro civile sia sulla memoria collettiva nazionale, che su specifici episodi della storia del territorio toscano, dalle stragi nazi-fasciste del 1943-44, alla cronaca contemporanea, con un’attenzione verso la divulgazione sia storica che scientifica collaborando assiduamente con esperti come i professori Marcello Floris d’Arcais sul piano della ricerca storica, Marco Rustioni per le incursioni nel mondo della scienza, e Domenico Scarpa e Sandra Landi per la letteratura contemporanea. Con quest’ultima ha messo in scena Il processo a Eva tratto dal suo ultimo libro Un’altra storia.
Per il cinema è nel cast di: La vita è bella di Roberto Benigni, e recita in numerosi film con i fratelli Frazzi, i Taviani, Ugo Gregoretti, Ugo Chiti, Claude Chabrol, Franco Zeffirelli, Paolo Benvenuti, Francesco Nuti, Giovanni Veronesi, Alessandro Benvenuti e Niccolò Ammaniti.
Come drammaturgo è finalista in 2 edizioni del Premio Riccione e nel 2006-07, vince con il suo Lina i premi Vallecorsi ed ExtraCandoni. Numerosi i testi di impegno storico sociale tra cui, ultimo, Un abito chiaro, commissionato dal comitato Parenti delle vittime della strage di Ustica per il 40° Anniversario della strage e andato in onda su Radio 3 interpretato da Amanda Sandrelli con Rita Marcotulli al pianoforte, con il quale vince nel 2021 la 17^ edizione del premio Giacomo Matteotti assegnato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Rifredi Premiata Ditta Cinema
- una narrazione-ricostruzione di
Massimo Salvianti
- produzione
Teatro della Toscana




