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Il titolo Racconti, solo racconti è per suggerire una scrittura in bilico tra narrativa e drammaturgia.

 

La "soggettiva" di un personaggio o "l’oggettiva" di uno sguardo esterno sono sempre al centro di una vicenda che consegna allo spettatore una vita privilegiando il tono colloquiale della narrazione e riducendo all’essenziale l’azione teatrale. 

 

La guerra – l’infanzia – la condizione femminile – l’imprevedibilità dell’amore sono i temi delle vicende narrate.

La casa dopo il ponte, La bambina dei ranocchi, La magliana, Lo sbandato sono i titoli che siglano le diverse storie. Il tono della scrittura varia secondo la vicenda, dalle cadenze quasi liriche de La casa dopo Il ponte all’asciuttezza bassa e spietata de La magliana. Una drammaturgia che è comunque legata a tutta l’esperienza di Chiti con la sua Compagnia, una sorta di summa del lavoro svolto in comune negli anni di collaborazione. 

 

Tutte le storie hanno in comune l’attenzione alle peculiari sonorità della lingua toscana e l’aspetto visionario e vagamente gotico del soggetto. 

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Quattro fotografie appoggiate sulla mensola del caminetto. Facce di casa, ricordi, scatti di memorie. Quattro facce di una stessa storia, ieri oggi domani, segni forti e malinconici che rimandano indietro nel sapore acre delle favole. Sono i racconti a tutto braccio e dalla vista lunga, scomodi e ruvidi, delicati e poetici messi in piedi da Ugo Chiti, che scommette ancora una volta sulla bellezza delle piccole cose, storie semplici e sismiche, sporche e cattive, macchiate di sangue, scosse dal turbine della violenza, dove la morte è una fedele compagna di viaggio, una sorella maggiore, una amica consapevole.    

E ci sono gli attori dell’Arca Azzurra, i fedelissimi di una vita che sanno impastare la lingua di Chiti, visionaria barocca, arcaica che frustra e redime e sanguina e bestemmia e impreca e favoleggia, con inaudito solfeggio, una sontuosa armonia di suoni e contrappunto, soporoso e recondito spartiacque di una cultura antica e torrentizia che precipita sui destini di oggi.

 

Gabriele Rizza - Estate a Radicondoli

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FOCUS UGO CHITI

 

È drammaturgo, regista e sceneggiatore, tra le voci centrali del teatro e del cinema italiano contemporaneo. Formatasi nel segno della ricerca sui linguaggi popolari, la sua scrittura intreccia dialetto, memoria contadina e storia nazionale. Fondatore nel 1970 del Teatro in Piazza, poi Arca Azzurra, ha portato in scena un teatro “di comunità” capace di trasformare il quotidiano in racconto corale. Al cinema stringe sodalizi storici con Alessandro Benvenuti (firmando la celebre Trilogia dei Gori) e Francesco Nuti, per poi legarsi a Matteo Garrone. Con lui scrive capolavori come Gomorra, Dogman e Pinocchio, vincendo numerosi David di Donatello e Nastri d'Argento che lo consacrano tra i massimi autori, in un continuo dialogo fra palco e schermo. 

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Foto di scena

Racconti, solo racconti

  • testo e regia

    Ugo Chiti

  • con

    Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Alessio Venturini

  • costumi

    Giuliana Colzi

  • luci

    Marco Messeri

  • suono

    Roberto Nigro

  • produzione

    Teatro della Toscana

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