Tempi di guerra
Credeva che pregare fosse parlare; imparò che pregare è non solo tacere, ma ascoltare. Ed è così. Pregare non è ascoltare se stessi parlare, ma è giungere a tacere e restare in silenzio, nell’attesa, fino a che chi prega non arrivi ad ascoltare Dio.
S. Kierkegaard, Il giglio del campo e l’uccello nel cielo
LA VISIONE DI VIRGILIO SIENI
In questa preghiera danzata agiscono semplici creature che rivolgono l’attenzione alla maestria e ai dettagli del gesto per sorprendersi nella tragicità degli eventi: rammentare col corpo per creare una storia della danza rivolta alla Stasis, “il levarsi in piedi dei cittadini nella forma estrema del dissenso”. Così le danze assumono l’aspetto di preghiere che alleano i corpi al diritto politico e plurale di apparizione, corpi che si mostrano insieme ad altri, secondo liturgie che muovono verso l’amicizia.
Contrapporsi alla guerra diviene un atto che abita lo spazio minuscolo di una stanza, luogo meditante. Danze di guerra insolite che indicano la presenza di una cosa diversa dalla guerra, la consapevolezza dell’impegno e, come ci indica Rebecca Solnit, la forza di rimanere svegli. Sopraggiunge la forma della preghiera, ierofania di gesti che riunisce intorno a sé grappoli di meditanti, fedeli di un corpo reso tattile dal prolungarsi degli avvicinamenti, dei tocchi con l’aura delle cose.
IL PROGETTO E L'ICONOGRAFIA
Dalla lettura di Tempi di guerra - Un altro ascolto di Gabriella Ripa di Meana (Astrolabio, 2024), lo spettacolo accoglie «l’insegnamento rivolto alle pratiche dell’ascolto» per sostenere «una via d’uscita». In questo spazio meditante, la coreografia sperimenta «dislocazioni nuove nelle articolazioni» con dinamiche che «slittano, scivolano, inciampano, soffrono, gioiscono, lacrimano dolore». Si inserisce qui la riflessione dell’autrice: «Il problema universale del male e del dolore… ci trasmette lo sgomento; ma insieme allo sgomento ci trasmette anche la dignità di affermare il valore della vita di fronte all’enigma della vita». Il percorso si intreccia poi con Preghiera di donne, da cui emerge l’invito a semplici gesti impregnati del soprannaturale, intesi come un raccoglimento interiore che guida i danzatori verso un atto di cura profonda. Lo sguardo è infine accostato al viaggio iconografico delle foto di Paolo Pellegrin sull’ingiustizia della guerra: una memoria che guida la danza attraverso sofferenze estreme incarnate nei corpi, inondando il gesto di immagini compassionevoli.
Dalla lettura di Preghiera di donne, a cura di Isabella Adinolfi e Giancarlo Gaeta, emerge l’invito alla pratica dei semplici gesti impregnati del soprannaturale: una disciplina dell’attenzione, un raccoglimento interiore, un’accurata coltura della mente e del cuore che apre a vivere in modo nuovo.
Lo sguardo doloroso rivolto verso la compassione è accostato ad un viaggio iconografico fondato su alcune fotografie di Paolo Pellegrin che parlano dell’ingiustizia patita dalle persone in tempo di guerra e del loro dolore immane: una memoria che ci guida attraverso momenti di sofferenza estrema, e che necessariamente s’incarna nei corpi prestati alla danza. Le fotografie accompagnano la stesura del gesto, lo inondano di immagini meditanti, compassionevoli. Tuttavia, il tempo dedicato a quegli attimi passati ci smuove nella forma del dono affinchè si procurino le strategie d’annientamento nel germe dell’oltranzismo.
Intero
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Foto di scena
Preghiera
Tempi di guerra
- coreografia, spazio, luci
Virgilio Sieni
- musica originale
Ascari
- costumi
Veronica Cornacchini
- danza e collaborazione coreografica
Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Vanessa Mattei Scarpaccini, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo, Linda Pierucci
- collaborazione drammaturgica
Gabriella Ripa di Meana
- iconografia fotografica
Paolo Pellegrin
- produzione
CanGo - Centro di Rilevante Interesse per la Danza, Fondazione Teatro Piemonte Europa, Teatro della Toscana
- direzione generale
Daniela Giuliano
- direzione comunicazione e relazioni con la stampa / cura dei progetti e delle narrazioni artistiche
Veronica Pitea
- direzione amministrativa
Rita Campinoti
- direzione tecnica
Marco Cassini
- produzione
Camilla Pieri
- comunicazione
Giada Tenace
- amministrazione
Rosaria Malatesta
- tecnica
Francesco Andriola
- logistica
Serena Giarrizzo
- foto di scena
Laila Pozzo















