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Leggendo Oscar, testo di Linda Dalisi, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo… il film di Kurosawa Sogni. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino:un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire.

 

La Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità.

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Teatro della Pergola
10 nov 2026 20:30
11 nov 2026 19:00
12 nov 2026 19:00
13 nov 2026 20:30
14 nov 2026 20:30
15 nov 2026 16:30

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Note sul testo di Linda Dalisi

Il confronto con Oscar è stato lungo e ha attraversato varie fasi. L’ho osservata a lungo, come si osserva il Guernica di Picasso, cercando di controllare e interpretare le vertigini che provoca. Da lì è nata una mappa, un’indagine, una figura che beve l’acqua alla fonte della memoria per trovarsi al cospetto di un ritrattista divino e saper rispondere alla domanda “chi sei?”. Ho sempre avuto fermo il timone sul desiderio di raccontare comunque una storia, ma cercando di estrarre da quella storia una essenza legata al presente. Un presente fatto di donne che lottano per la vita e per la libertà. 
Oscar non impugna spada, fioretto o fucile, ha in mano un arco e studia le teorie degli arcieri giapponesi. È sopravvissuta alla sua storia, è diventata più di un personaggio universale, è puro spirito che conserva però la febbre del corpo. Quel bersaglio da centrare con le frecce, è il simbolo della indagine su se stessa e sul suo modo di parlare agli altri. Non c’è solo la lotta per affrancarsi dalle imposizioni familiari e della società intera, non ci sono solo le maldestre affermazioni di una identità sempre un po’ bambina, ma c’è l’osservare il mondo, osservare gli altri empaticamente e soffrire. Le altre donne con cui si confronta la portano a togliere dagli occhi gli strati che offuscano il senso di tenerezza per il prossimo, amplificando parallelamente la rabbia, il senso di impotenza e il desiderio di rinascita. Oscar si chiede se abbia due cuori, un po’ come Simone Weil diceva “Se avessi più vite ne consacrerei una al teatro”. Ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come ad esempio l’amore. Non è troppo tardi per viverlo, ma la Storia ha messo in moto un ingranaggio enorme, e Oscar vuole farne parte. I due cuori di Oscar sono un po’ il trovarsi sempre di fronte a questo dubbio. Domanda costante che a volte paralizza: meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Cosa fa vivere per sempre? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia?
Oscar è ora su questo crinale: da un lato il silenzio, dall’altro l’immortalità.

 

Linda Dalisi

Oscar

  • di

    Linda Dalisi

  • regia

    Antonio Latella

  • con

    Sonia Bergamasco, Alessandro Bay Rossi, Giulia Heathfield Di Renzi, Nicola Mastroberardino, Giulia Mazzarino, Massimiliano Speziani, Beatrice Verzotti

  • scene

    Giuseppe Stellato

  • costumi

    Graziella Pepe

  • musiche e suono

    Franco Visioli

  • luci

    Simone De Angelis

  • movimenti

    Francesco Manetti

  • assistente alla regia

    Paolo Costantini

  • assistente alla regia

    dottorando ANAD Danilo Maglio

  • produzione

    Teatro Stabile dell’Umbria