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“Non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggerli”


Fahrenheit 451 di Ray Bradbury descrive un futuro distopico in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori.

Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ’20 del XXI secolo - vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?

Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano coi personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.

 

Se Bradbury si fosse sbagliato solo di qualche anno, se Fahrenheit 451 accadesse davvero, noi cosa faremmo?

 

FAHRENHEIT 451

 

Scritto nel 1953 in piena Guerra Fredda, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury affonda le radici nei traumi del Novecento: dai roghi nazisti alle purghe staliniane, fino al maccartismo e alla censura a Hollywood. Più che una denuncia dei regimi totalitari classici alla Orwell, l'opera anticipa le degenerazioni delle società democratiche e del consumo di massa. Bradbury fotografa l'avvento della tv come intrattenimento svuotato di contenuti, un riempitivo che anestetizza il pensiero critico e camuffa l'alienazione. A differenza di 1984, il finale si apre alla speranza e alla rinascita. 

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Teatro della Pergola
21 nov 2026 20:30
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FOCUS SOTTERRANEO

Pluripremiato collettivo di ricerca teatrale fiorentino, seziona le contraddizioni della contemporaneità con un linguaggio ironico, pop e fortemente interdisciplinare. Nel tempo lavora su più formati come spettacoli, performance, site-specific, regie liriche, talk-show. Le produzioni del gruppo replicano in diversi dei più importanti festival e teatri nazionali e internazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra cui Premio Hystrio, Be Festival First Prize, Silver Laurel Wreath Award/Sarajevo MESS Festival e tre Premi UBU di cui due come “spettacolo dell’anno” per Overload (2018) e L’Angelo della Storia (2022). Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia. 

Il fuoco era la cura

  • liberamente ispirato a

    Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

  • creazione

    Sotterraneo

  • ideazione e regia

    Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa

  • con

    Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo

  • scrittura

    Daniele Villa

  • luci

    Marco Santambrogio

  • abiti di scena

    Ettore Lombardi

  • suoni

    Simone Arganini

  • coreografie

    Giulio Santolini

  • oggetti di scena

    Eva Sgrò

  • produzione

    Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

  • con il sostegno di

    Centrale Fies / Passo Nord

  • residenze artistiche

    Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord

  • Sotterraneo è

    Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano

  • fa parte del progetto

    Fies Factory

  • ed è residente presso

    Teatri di Pistoia

  • coordinamento tecnico dell’allestimento

    Marco Serafino Cecchi

  • assistente all’allestimento

    Giulia Giardi

  • tecnica

    Massimiliano Fierli

  • cura della produzione

    Francesca Bettalli, Camilla Borraccino

  • amministratrice della compagnia

    Luisa Bosi, Rebecca Ihle

  • ufficio stampa

    Cristina Roncucci

  • comunicazione

    Francesco Marini

  • video teaser

    Roberta Segata

  • foto

    Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

  • video documentazione

    Ufficio produzione video del Piccolo Teatro di Milano

  • grafica

    Veronica Franchi

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