Vai al contenuto principale

Questo Gian Burrasca di Savelli (liberamente tratto dal Il giornalino di Gian Burrasca del giornalista fiorentino Antonio Bertelli detto Vamba) è la storia della fine di un'infanzia; non solo di quella dell'irrequieto monello Giannino Stoppani, ma anche di quella della neonata, fragile, confusa Italia post-risorgimentale, ironicamente definita 'Italietta'.

 

Siamo in un salotto piccolo-borghese della Firenze a cavallo tra fine ‘800 e inizi ‘900, tra l’entrata dei Bersaglieri a Porta Pia e l’entrata a Roma delle camicie nere.

Approfittando dell’assenza dei genitori, tre sorelle dai caratteri molto diversi, amoreggiano con i loro tre spasimanti, anch’essi molto diversi per indole e per aspirazioni politiche. Ma, per loro sventura, tra divani e tappeti si aggira un vero guastatore: il fratellino Giannino detto Gian Burrasca.

Non essendo ancora passato dal 'principio del piacere' al 'principio di realtà', Giannino non solo dice sempre quello che pensa ma peggio ancora osa dire a voce alta anche quello che gli altri sussurrano o nascondono. Così facendo crea situazioni imbarazzanti e catastrofi a non finire, ma al tempo stesso svela le ipocrisie e le piccolezze del mondo circostante.

 

Gian Burrasca, con il suo innocente umorismo, infrange l'ipocrisia del salotto piccolo-borghese di casa Stoppani, dove, in un balletto da 'Bella époque' di provincia, si agitano dottorini e politici senza scrupoli, zitelle bigotte e rampolli smaniosi di un facile progresso. Così l’inevitabile reclusione finale in collegio rappresenta non solo il destino dell'impertinente Giannino ma di tutta quella società perbenista votata all'autoritarismo ed all'opportunismo.

 

Per questa divertente descrizione d'interno, Savelli, come nel suo stile, si serve di canzonette, macchiette del Cafè Chantant e couplet d'epoca per tratteggiare, con più brio e sfaccettature, i deliziosi personaggi di questa 'Italietta' da operetta.

 

Gian Burrasca è uno dei tanti esempi di quello spiritaccio toscano anticonformista e libertario che da Boccaccio fino ai più arguti autori del vernacolo fiorentino, dalle parodie di Paolo Poli fino alle trasgressioni di Benigni e Monicelli, ci ha regalato secoli di sana e crudele ironia.

Leggi altro

Nuovo Rifredi Scena Aperta

Intero
Posto unico € 19

Ridotto Over65 e Convenzioni
Posto unico € 17

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Posto unico € 16

Ridotto Under35 e Abbonati
Posto unico € 15

Gian Burrasca, un monello in Casa Stoppani

  • liberamente ispirato a

    Il giornalino di Gian Burrasca

  • di

    Vamba

  • testo e regia

    Angelo Savelli

  • con

    Maddalena Amorini, Davide Arena, Lorenzo Carcasci, Federica Cavallaro, Olmo De Martino, Davide Diamanti, Claudia Marino, Veronica Scerra, Erica Trinchera

  • scene

    Federico Biancalani

  • costumi

    Elena Bianchini

  • musiche

    Federico Ciompi

  • disegno luci

    Samuele Batistoni

  • produzione

    Teatro della Toscana