Parole taciute, ferite ereditarie e forme ostinate d’amore. Dal libro Di madre in figlia nasce un adattamento teatrale che intreccia memoria privata e racconto familiare, seguendo il filo di tre donne diverse eppure legate da quel che resiste e attraversa le generazioni.
Al centro, Marilù. Una donna libera, irregolare, a tratti imprendibile, attraversa la vita lasciando dietro di sé assenze, desideri e domande. Al suo opposto, Angela, figlia severa suo malgrado, che prova a ricucire gli strappi cercando disperatamente di dare un alfabeto all’amore. E poi c’è Adé, nipote, creatura inquieta e misteriosa, che non sembra parte della famiglia, ma venuta da un altro pianeta. Ha bisogno di silenzio per essere ascoltata. È lei che porta dentro una lingua nuova, acerba e potente, per rinominare e liberare le cose del mondo.
Tre esistenze, tre età della stessa ferita e della stessa lotta per restare vive in una società che ancora oggi opprime e comprime i corpi che non corrispondono al suo disegno dominante. In scena, Concita De Gregorio non solo è autrice, ma presenza viva, voce che entra ed esce dal racconto, lo interrompe e lo abita. Interpreta Marilù e, insieme, se stessa. Attraversa la materia del romanzo come chi rivela dentro la finzione qualcosa di profondamente intimo.
Lo spettacolo si muove così sul confine tra finzione e realtà, tra narrazione e ricordo, interrogando il modo in cui, intrecciati insieme, ereditiamo e trasmettiamo l’amore e il tremore. E il tentativo, ogni volta nuovo, di diventare finalmente se stesse.
Intero
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“Ho incontrato per la prima volta Concita De Gregorio per portare in teatro il suo Mi sa che fuori è primavera, ritratto luminoso di Irina Lucidi. «Non servono figli per essere madri», dice Irina. Così vero. Subito dopo ho avuto una figlia, nata lo stesso giorno delle figlie scomparse di Irina. Lo sa Irina, lo sa Concita. Da allora esiste tra noi un legame misterioso. Di madre in figlia è parte di quel mistero. Qualcosa di spezzato per sempre, una radice bruciata col fuoco. E l’amore, così, all’improvviso, proprio quando non lo aspettavi più. «Bésame mucho, como si fuera esta noche la última vez…» Questa canzone. La disperazione di due amanti perduti. Concita mi dice «Prova ad ascoltarla come fosse dedicata a una madre. O a una figlia». E all’improvviso quell’ultimo verso risuona in tutto il suo senso. «Miedo a perderte». Mettiamo in scena questo. Così indicibile, dentro al rumore del mondo. “
Gaia Saitta
Di madre in figlia
- di e con
Concita De Gregorio
- regia
Gaia Saitta
- adattamento
Concita De Gregorio, Antonella W. Gaeta
- in collaborazione con
Gaia Saitta
- scene
Federica Parolini e Giuliana Rienzi
- costumi
Frédérick Denis
- luci
Amélie Géhin
- musiche e suono
Ezequiel Menalled
- assistente alla regia
Lisa Capaccioli
- produzione
Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Savà Produzioni Creative, Teatri di Bari