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L'ARTE, LA SCIENZA E LA CONOSCENZA

 

Una riscrittura della fiaba che tutti conosciamo, per dare forma a una Cenerentola intesa come “vita piena”, come “vita senza paura”. Quarto capitolo di una lunga saga cominciata 10 anni fa, è opera della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Leone d'Oro alla carriera, per la prima volta alla Pergola.

 

Fondata da Armando Punzo nel 1988, La Fortezza è una delle compagnie di ricerca teatrale più note e premiate al mondo, e la più longeva esperienza di teatro professionale all’interno di un istituto penitenziario.

 

Cenerentola, nella visione di Punzo, incarna l'uomo, la donna, la pianta, l'animale: è sé stessa e, allo stesso tempo, oltre sé stessa. Rappresenta il principio vitale che genera vita, la curiosità che spesso dimentichiamo di esercitare, la forza in divenire che ci sostiene. La cenere che la ricopre non è simbolo di miseria, ma di un mondo che brucia per far posto a uno nuovo, un punto di fuga per un'azione che sconvolge il canone e apre a nuove prospettive.

 

L'arte, come Cenerentola, possiede mille potenzialità che si manifestano a contatto con il mondo. Non deve preoccuparsi di sentirsi utile, anche quando la solitudine dell'artista può essere disperante.

 

PRIMA NAZIONALE

 

Perché vederlo?

Un inno alla vita che resiste, cresce e si reinventa, anche tra le macerie di ciò che eravamo.

Teatro della Pergola

90 minuti, atto unico

09 apr 2026 19:00
10 apr 2026 21:00

Intero
Platea € 37 - Palco € 30 - Galleria € 21

Ridotto over 65, convenzioni
Platea € 34 - Palco € 27 - Galleria € 19

Ridotto soci Unicoop Firenze
Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

Ridotto under35, abbonati
Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

Cenerentola ha in sé tutte le possibilità, è uomo, donna, pianta, animale, è sé stessa e allo stesso tempo oltre sé stessa. È acqua, terra, fuoco, aria, è stella in un universo di stelle lucenti e pianeti spenti, abbandonati questi ultimi, a specchio con noi, al loro solitario inutile vagare e girare su sé stessi. Ma non lo sa ancora, non le si è ancora rivelata quella fenditura del reale che la porterà lontano da ciò che è stata indotta a pensare di essere.

 

Questi pianeti ci assomigliano, ne abbiamo un vago sentore in noi che non afferriamo fino a quando una visione non ci libera da noi stessi. Lei non pensa, è. È noi, desiderosi di andare oltre noi. È il principio vitale che genera vita, guarda alla vita ed è per la vita senza nessuna fatica. È la curiosità che dovremmo avere e che dimentichiamo di esercitare, è la forza in divenire che ci sostiene e che tradiamo. È la vita piena. I nostri pensieri, invece, per lo più ordinari, ci proiettano in terra, ci legano. La ricerca è fuori dal cerchio dell’ovvietà. Cenerentola non sa ancora che la cenere che la ricopre è quella di un mondo che brucia per far posto ad un altro, svanito in volute di fumo grigio. Quello che resta di questo quadro è punto di fuga per un’azione insensata, che sconvolge il canone interiore ed esteriore, è l’esplosione, è la fusione iniziale, la caduta degli dei e il sorgere di un uomo nuovo; porta d’accesso al possibile di un’esistenza rinnovata. Fuga in avanti, proiezione delle mille possibilità dell’uomo che si raccordano grazie ad altre Cenerentole, umanisti e scienziati, che sognano ad occhi aperti il davanti a loro. 

 

Ernst Bloch è il teorico del sogno ad occhi aperti, tratta l’utopia come il possibile concreto che si può raggiungere, il non ancora esistente che si può realizzare a costo di perdere noi stessi, di mettere in atto una trasformazione che confligge con quelle che sembrano verità inscalfibili. L’utopia è la verità della vita possibile e libera, della vita che cerca l’umano nell’uomo, citando Vito Mancuso. Il quadro iniziale in cui è inserita Cenerentola ha i colori dell’arrendevolezza, quelli rassicuranti in cui tutti possono sentirsi rappresentati, quelli che ci inducono ad amarla senza conoscerla perché riconosciamo in lei la nostra condizione di uomini umiliati, sviliti, arresi, da noi stessi nel nostro essere matrigna, figlie e figliastra. La narrazione della sua misera esistenza sembra essere l’unica realtà possibile, quella senza scampo di una vita già scritta che viene da lontano e che proietta nel futuro il suo limite, la stessa che intuiamo in noi e per noi, anche se noi sappiamo che possiamo eccedere, ma abbiamo timore di frequentare i limiti della nostra esistenza.

 

Ma nel riconoscere questa Cenerentola, sveliamo in noi il bisogno di alterità che chiamiamo arte, poesia, filosofia, bellezza, scienza, in un connubio che ci riporta alle origini delle domande dei primi filosofi sul mistero della vita e del mondo. Cenerentola nel nostro specchio deformato è arte che non si arrende, pensiero scientifico senza limiti, è possibilità del bene, dell’amore, della felicità. Un artista può assecondare il paradigma del suo tempo, può assumere in sé l’intero universo culturale in cui sente di essere immerso (come in una prigione invisibile), oppure opporsi perché in questo sente il suo limite e il limite imposto all’uomo. Il male si manifesta nella accettazione distratta dell’esistente, del così è nella forma non consapevole della propria condizione, nell’ignoranza del proprio essere e del limite che subisce.

 

L’arte non dovrebbe ridursi a mendicare accettazione, accoglienza e funzioni, non dovrebbe recedere dalle sue prerogative rivoluzionarie per compiacere un mondo, la società, e uomini che sentono minacciate le proprie certezze. Dovrebbe essere la favola del possibile. Dovrebbe essere la Cenerentola dalle mille potenzialità che si manifestano a contatto con il mondo. Non dovrebbe preoccuparsi di sentirsi utile, anche quando lo stato di solitudine assoluto può diventare disperante per l’animo dell’artista e tutto sembra contrario alle sue forze. La verità di una visione – se si tratta di una visione libera da tali inganni e legami – è tale da creare buchi nella realtà, squarciare veli spessi di secoli, spazzare via credenze, offrire, per necessità incarnata, prospettive di crescita, allargamento di coscienza e emancipazione dell’uomo.

 

Armando Punzo

Cenerentola

L'arte, la scienza e la conoscenza

  • drammaturgia e regia

    Armando Punzo

  • con

    Ciro Afeltra, Elisa Betti, Isabella Brogi, Valentin Bucur, Maxwell Caratti, Biagio Cipparano, Paul Andrei Cocian, Giovanni Colombo, Pasquale Concas, Salvatore Costantino, Lucio Di Iorio, Maurizio Diotallevi, Vitale Esposito, Viola Ferro, Tiago Martins Ghilli, Francesco Guardo, Abbassamad Karim, Bashik Khalif, Nik Kodra, Patrik La Comare, Antonio Lanzano, Alessandro Lorena, Mbaresim Malaj, Davide Mannara', Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Luca Matarazzo, Tun Oo Nay Bustos, Nunzio Proscia, Armando Punzo, Andrea Salvadori, Ivan Savic, Francesca Tisano, Fabio Valentino, Tommaso Vaja, Stefano Vezzani

  • musiche originali e disegno sonoro

    Andreino Salvadori

  • scene

    Alessandro Marzetti, Armando Punzo

  • costumi

    Emanuela Dall’aglio

  • movimenti

    Pascale Piscina

  • disegno luci

    Andrea Berselli

  • aiuto regia

    Laura Cleri 

  • assistente alla regia

    Alice Toccacieli, Viola Ferro 

  • collaborazione alle scenografie

    Luca Dal Pozzo, Abd Al Monssif Abd Arahman, Karim Abbassamad, Giovanni Colombo, Felice Di Simine, Pietro Favasuli, Santoro Favasuli, Patrik La Comare, Alessandro Lorena, Antonio Nocera, Mirko Pettinelli, Zakaria Safri, Annalisa Nangano, Federica Ricchio, Bianca Rongone

  • assistenti ai costumi

    Ilaria Strozzi, Sara Fazio, Romeo Bogdan Erdei, Nay Bustos Tunnoo, Pasquale Concas, Luigi Fontana, Massimiliano Quartarone, Antonio Saracino, Giuseppe Terzo, Carlotta Bruschi, Eva Dettori, Marta Galbiati, Ludovica Gavioli

  • attrezzista

    Luisa Raimondi

  • assistenti volontarie

    Giulia Battaglini, Margherita Frignati

  • collaborazione drammaturgica

    Elisa Betti, Laura Cleri, Paul Cocian, Viola Ferro, Rossella Menna, Francesca Tisano, Alice Toccacieli 

  • collaborazione artistica

    Silvia Bertoni, Isabella Brogi, Alessandro Ciampini, Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Marco Gino Eugenio Marzi, Eden Tosi, Elena Turchi

  • direzione tecnica

    Andrea Berselli 

  • capo macchinista

    Viviana Rella

  • programmazione luci

    Eva Bruno 

  • suono

    Alessio Lombardi 

  • direzione organizzativa generale

    Cinzia de Felice 

  • coordinamento attività centro nazionale teatro e carcere

    Eva Cherici 

  • responsabile amministrativo

    Elina Sansoni Pellegrini 

  • responsabile attività formative

    Marzia Lulleri 

  • segreteria e contabilità

    Giulia Bigazzi 

  • ufficio stampa

    Pepitapuntocom, Rossella Gibellini, Anna Maria Manera 

  • documentazione video

    Nico Rossi, Gabriele Ciandri 

  • produzione

    Carte Blanche ETS/Compagnia della Fortezza, Teatro della Toscana

  • con il sostegno di

    MIC, Regione Toscana, Comune di Volterra, Ministero della Giustizia Casa di Reclusione di Volterra, ACRI – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

  • foto

    Stefano Vaja

Rassegna stampa

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