« […] Nelle mura anguste cercare di passare i giorni che la vita offre anche a loro. Uno spera nell’arte, l’altro in un amore. La speranza d’uscire da una gabbia stretta. Vivere una vita come tutti gli altri: questi i desideri».
Danio Manfredini
A PROPOSITO DELLO SPETTACOLO
Un atto d’amore e memoria firmato da Danio Manfredini che porta in scena la storia di Arturo e Gino, due ex pazienti psichiatrici che condividono un appartamento della Caritas.
Tra routine quotidiana, sigarette, spesa e sogni mai sopiti, i due uomini oscillano tra lamentele, ironia, slanci visionari e momenti di reciproca comprensione, evocando memorie della comunità psichiatrica da cui provengono. Gino immagina un’opera teatrale sui grandi temi del mondo (rivoluzione, tecnologia, fede) cercando di sublimare la sua sofferenza e aspirando alla fama; Arturo sogna una vita semplice e normale, una casa popolare e l’affetto di una compagna.
Lo spettacolo nasce da materiali raccolti da Manfredini nell’arco di trent’anni: copioni dettati, video, pensieri e confessioni di pazienti reali, che restituiscono voce, dignità e poesia a chi vive ai margini. Tra attesa, fragilità e desiderio, l’opera racconta la sospensione del tempo e delle esistenze invisibili, offrendo uno sguardo umano e delicato su chi cerca di trovare un posto nel mondo e di vivere la propria vita con senso e dignità.
APPUNTI DI LAVORO — NOTE DI DANIO MANFREDINI
"Nel 1997 un paziente della comunità psichiatrica si propose di dettarmi un copione diviso in più tempi teatrali. Cominciò a lanciare in aria frasi, argomenti, pensieri, premonizioni, predicazioni, invocazioni. Per almeno un mese l’ho seguito con un block notes in cucina, nell’androne, nel giardino, cercando di fissare su carta il suo flusso di coscienza.
Nel 2010 un altro paziente con aspirazioni di regista cinematografico mi diede una serie di dvd che riprendevano diversi momenti di vita in comunità: una festa di natale, una cena nel giardino, il cortometraggio da lui realizzato, “il treno delle stelle”, mi disse: li consegno a lei, forse un giorno ne farà qualcosa.
Il più giovane della comunità, che si addentrava in discorsi filosofici sull’uomo, sulla condizione del paziente psichiatrico, sull’andamento del mondo, mi ha lasciato discorsi esaltati, infervorati, rabbiosi, malinconici, carichi dell’inquietudine di chi sente di avere un potenziale e non comprende come esprimerlo.
Per quasi trent’anni questo materiale è rimasto nel cassetto.
Con Cari spettatori ringrazio ancora coloro che sono stati per me un’ispirazione per il teatro e la vita".
Cari spettatori
- di
Danio Manfredini
- regia, scene, costumi, testo e banda sonora
Danio Manfredini
- con
Vincenzo Del Prete, Giuseppe Semeraro
- luci
Loïc François Hamelin
- aiuto regia
Vincenzo Del Prete
- disegno
Danio Manfredini
- produzione
Teatro di Sardegna
- ripresa a cura di
Teatro della Toscana
- si ringrazia
Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini






