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Pirandello non è autore per tempi di pace, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro, la concretezza degli accadimenti per passare altrove, in un generico luogo, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”. 

Cinque anni dopo aver scritto la novella La Verità, Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma. 
In una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista, Ciampa, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”; sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi, incisi, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata, perché è sempre tale il mio dialogo, non fatto mai di parole, ma di mosse d’anima”. Ecco, è lo stesso Pirandello che si smarca con fermezza dal pirandellismo, da quel ragionatore impenitente, che sembra sempre avere il pensiero troppo saldo e talmente ragionato da non poter mai porsi nel luogo della contraddizione, dell’imprevisto, dell’umano insomma. 


L’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti. Comincia il suo percorso con una semplicità che gli consente di avere aspetti comici, di una comicità ironica con cui si prende ferocemente gioco dell’ottusità degli altri, per poi precipitare, nella sua umiliazione da vinto, in una sorta di esaltazione lirica che fa transitare continuamente lo spettatore dal riso all’angoscia. 

Andrea Baracco 

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Teatro della Pergola

90 minuti

Intero
Platea € 37 - Palco € 30 - Galleria € 21

Ridotto Over65 e Convenzioni
Platea € 34 - Palco € 27 - Galleria € 19

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

Ridotto Under35 e Abbonati
Platea € 31 - Palco € 25 - Galleria € 19

Il berretto a sonagli

  • di

    Luigi Pirandello

  • con

    Silvio Orlando

  • e con (in ordine alfabetico)

    Francesca Botti (Fana), Michele Eburnea/Davide Cirri (Fifì), Francesca Farcomeni (Saracena), Davide Lorino (Alfio Spanò), Annabella Marotta (Nina), Stefania Medri (Beatrice), Marta Nuti (Assunta) 

  • regia

    Andrea Baracco

  • scena

    Roberto Crea

  • costumi

    Marta Crisolini Malatesta

  • luci

    Simone De Angelis

  • sound designer

    Giacomo Vezzani

  • produzione

    Cardellino srl, Teatro Stabile dell’Umbria - Teatro Stabile di Bolzano

  • revisione linguistica

    Letizia Russo, Andrea Baracco

  • aiuto regia

    Andrea Lucchetta

  • direttore tecnico

    Luigi Flammia

  • datore luci

    Christian Pizzingrilli 

  • fonici

    Alberto Luciani

  • sarta

    Piera Mura

  • macchinista

    Filippo Canfori

  • amministrazione di produzione

    Mary Salvatore

  • management

    Federico Corona

  • direzione generale

    Maria Laura Rondanini

  • segretaria di compagnia

     Caterina Gruden

  • fotografie

    Laila Pozzo

  • scenotecnica

    Roma Scenotecnica

  • parrucche

    Rocchetti & Rocchetti

  • service audio

    Gutta

  • service luci

    Fonolight

  • trasporti

    MS Futura

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