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Tra eleganza e rivoluzione femminile

 

Presso i laboratori sartoriali di Manifatture Digitali Cinema Prato, e grazie alla preziosa collaborazione con la Fondazione Teatro della Toscana ed il suo Laboratorio d’Arte, sono stati attivati grazie al Fondo sociale europeo Plus (FSE+), tra il 2025 e il 2026, nove laboratori di creazione dei costumi e decorazione del tessuto.

Con 360 ore di lezione e il coinvolgimento di 150 partecipanti, il progetto ha portato alla creazione di dodici abiti unici e preziosi, frutto di un intenso lavoro di ricerca storica e artigianale.

 

All’alba del Novecento, nel cuore luminoso e inquieto della Belle Époque, la moda attraversa una trasformazione radicale. Se il tardo Ottocento aveva imposto al corpo femminile l’architettura rigida di corsetti, sellini e sottostrutture costrittive, gli anni Dieci inaugurano una nuova grammatica della forma: non è più l’abito a dominare il corpo, ma il corpo a determinare la struttura dell’abito.

 

In questo clima di fervore artistico e tensione verso la modernità si colloca la presente mostra, che raccoglie dodici costumi interamente realizzati a mano, ispirati a un momento cruciale della cultura europea. Sono anni segnati dall’orientalismo, dall’eco dei Ballets Russes, dal dialogo tra arti applicate e arti sceniche; anni in cui la moda diventa linguaggio simbolico, gesto teatrale, dichiarazione d’identità.

 

Figure come Mariano Fortuny, con il suo Delphos ispirato alla classicità greca e alle trasparenze veneziane, Paul Poiret, liberatore della silhouette femminile e interprete di un Oriente immaginato e sontuoso, e Maria Monaci Gallenga, pioniera di raffinate sperimentazioni cromatiche e di preziose stampe metalliche, ridefiniscono il concetto stesso di eleganza. Attorno a loro gravitano attrici e muse come Eleonora Duse, che scelgono questi abiti non soltanto per la scena ma per la vita, in un tempo in cui il confine tra quotidiano e rappresentazione si assottiglia fino quasi a dissolversi.

 

Amico di Gabriele D'Annunzio, Fortuny incarna perfettamente questa visione estetica: l’esistenza come opera d’arte totale. E così l’abito diventa costume, il gesto quotidiano si fa performance, la città stessa si trasforma in palcoscenico.

 

I dodici costumi qui presentati nascono da questa eredità culturale e sono realizzati in chiffon di pura seta, taffetà, tessuti goffrati e velluti di seta, materiali scelti per la loro capacità di dialogare con il movimento del corpo e con la luce. Lo chiffon consente trasparenze mobili e stratificazioni leggere, il taffetà introduce tensione e memoria della forma, i tessuti goffrati generano superfici vibranti di rilievo, mentre i velluti di seta restituiscono profondità cromatica e densità tattile. Accanto a essi compaiono organze e sete intessute di sottilissimi fili metallici, che amplificano la dimensione luminosa dei capi.

 

Le stampe, eseguite a mano con matrici incise ex novo, riprendono motivi ispirati ai grandi maestri del periodo; la pittura con pigmenti metallici — oro, rame, bronzo — genera superfici cangianti che reagiscono alla luce. I decori sono ricamati a mano con perline e jais di vetro; ogni bottone, ogni nappa è cucita manualmente, riaffermando il valore dell’artigianato come gesto consapevole e poetico.

 

Oriente e Occidente si intrecciano nella spettacolarità di questi capi: drappeggi fluidi, linee verticali, volumi morbidi e mobili che accompagnano il passo invece di costringerlo. Il corpo femminile non è più modellato da strutture imposte, ma si esprime attraverso tessuti che scivolano, avvolgono, rivelano.

 

Questa mostra non propone una semplice ricostruzione storica, ma un atto interpretativo: un omaggio a un’epoca in cui la moda fu rivoluzione silenziosa e il vestire divenne dichiarazione di libertà. Nel riflesso dorato di una stampa, nella trasparenza di uno chiffon, nel peso calibrato di una perla di vetro, riaffiora l’idea di una donna finalmente libera di abitare il proprio corpo — e di esibirlo, con consapevolezza scenica, nella grande rappresentazione della modernità.

Sala Oro

Teatro della Pergola

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA
8 marzo
2026 - ore 12.30

 

8 marzo - 8 aprile 2026

in occasione di spettacoli, concerti e visite guidate

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Ingresso libero per i possessori dei relativi tagliandi di ingresso

 

L'accesso è riservato ai possessori del relativo biglietto, a partire da un'ora prima dell'inizio dell'evento.

 

È, inoltre, possibile prenotare visite dedicate scrivendo a pergola@teatrodellatoscana.it.

Belle Époque

Tra eleganza e rivoluzione femminile

  • a cura di

    Elena Bianchini e Luigi Formicola

  • responsabile della sartoria di Manifatture Digitali Cinema

    Silvia Salvaggio

  • si ringraziano gli allievi dei corsi di formazione

    Caterina Barghini, Gitta Bekes, Lara Benazzi, Emma Boggs, Beatrice Bongiovanni, Viana Isadora Braga, Maddalena Camattini, Sara Campanini, Sara Cancellieri, Elisa Cappadona, Erika Castellucci, Cecilia Ciaccio, Gaia Ciminale, Matilda Cioni, Angela Colosimo, Arianna Conta, Eliane Conte, Federica Conte, Giada Copertini, Giulia Corbolotti, Sofia Cortes Santos, Sita De Filippo, Cristina De Zanet, Carmen Dell'Aversano, Debora Del Rio, Gabriella Denes, Esther Dianor, Eva Dijksma, Natali Dumbadze, Kam Dylan, Giada Esposito, Laura Fanti, Francesca Faratro, Eliana Ferrara, Giorgia Fissi, Biancamaria Fornacelli, Eleonora Franchina, Paola Galfrè, Sibilla Gardin, Giulia Gestri, Olga Generalova, Sabrina Giunti, Margherita Giuntoli, Federica Grugni, Elena Innocenti, Samia Jamir, Divya Jog, Kamalpreet Kaur, Scilla Lamberti, Laura Landi, Diletta Lastrucci, Ilaria Lecci, Luisa Leonardelli, Sara Lovison, Laura Lucchesi, Silvia Marchese, Noemi Marchi, Marco Marino, Maria Rita Mauroni, Lucrezia Matola Ruschena, Aiswarya Mary Manesh, Ilaria Micaglio, Marilena Montini, Anna Maria Nincheri, Letizia Nucci, Irene Parretti, Loriana Pennino, Giulia Penni, Giusy Petito, Anna Maria Pollastrini, Francesca Portone, Laura Prota, Maria Rosaria Quaranta, Chiara Ramacciotti, Rozalija Reya, Elisa Riccio, Giovanna Rizzo, Roaa Sallam, Maria Scarano, Cristina Scarpa, Linda Sciopero, Margherita Sempio, Giada Serio, Giulia Simcic, Rossella Stabile, Daniella Clara Stacchini, Maila Tonini, Eleonora Tulli, Alejandra Vallejo Castellan, Aikaterini Vardoulaki, Bianca Veronesi

  • produzione

    Teatro della Toscana e Manifatture Digitali Cinema

  • foto mostra

    Filippo Manzini

  • foto inaugurazione

    Rossella Bellenda

  • foto backstage

    Massimo Ferrari

Rassegna stampa