NOTE DI REGIA
L’11 settembre 2001 scosse l'Occidente, e in Italia quel trauma collettivo trovò voce nel celebre scontro intellettuale tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani: due visioni opposte del mondo, nate dalla reazione allo stesso orrore.
Testimone diretta dell'attentato dalla sua casa di New York, a poca distanza dal World Trade Center, Fallaci pubblicò sul «Corriere della Sera» il saggio La rabbia e l’orgoglio. Il suo testo fu un urlo senza filtri diplomatici, un "noi contro loro" in cui l'attacco di Al-Qaeda veniva letto non come terrorismo isolato, ma come l'avanguardia di una guerra di religione. Da ex corrispondente di guerra, Fallaci usò uno stile iperbolico e provocatorio, con generalizzazioni forti e privo di sfumature tra islam moderato e fondamentalismo. Il suo attacco mirava anche a scuotere un'Europa giudicata debole, rassegnata e pronta a svendere la propria identità laica e giudaico-cristiana in nome del politicamente corretto.
Dall'Himalaya, dove si era ritirato a vivere, Terzani rispose sempre sul «Corriere della Sera» con l'articolo Il sultano e San Francesco opponendo al grido della Fallaci un invito alla calma e alla riflessione. Anche lui veterano dei conflitti asiatici, Terzani era convinto che la violenza non si curasse con altra violenza e che rispondere alle bombe con le bombe alimentasse solo un ciclo infinito di dolore. Senza giustificare il terrorismo, ne cercava le cause storiche e sociali, rifiutando lo "scontro di civiltà" e proponendo empatia, dialogo e una profonda ricerca di ciò che accomuna gli esseri umani.
A unire i due giornalisti c'era anche un dramma intimo: entrambi erano gravemente malati di cancro. La malattia divenne lo specchio delle loro anime. Per Fallaci fu una spinta ulteriore a combattere in difesa della propria civiltà; per Terzani si trasformò in un percorso di purificazione, distacco dall'ego e ricerca di pace interiore.
Ancora oggi, quel dibattito resta un bivio filosofico: da un lato la cruda preveggenza rivendicata dai sostenitori di Fallaci, dall'altro il lucido manifesto di pace di Terzani.
Pier Paolo Pacini
FOCUS
A 25 anni dall’11 settembre, il trauma delle Torri Gemelle si è fatto memoria storica, plasmando profondamente lo spirito del nostro tempo. Il teatro, la letteratura, il cinema, hanno elaborato lo shock abbandonando un certo ottimismo postmoderno, per esplorare il vuoto esistenziale, l'ossessione per la vulnerabilità e la paranoia della sorveglianza. L'immaginario collettivo si è focalizzato sulla perdita dell'innocenza e sulla paura dell'altro, traducendo il crollo fisico del World Trade Center in una crisi d'identità globale. Oggi, superata la fase della pura spettacolarizzazione del dolore, la produzione artistica riflette una società frammentata, che ha interiorizzato la precarietà e cerca faticosamente, tra le macerie delle vecchie certezze, una via per un nuovo dialogo possibile tra le culture.
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